Zibba
Front Titolo: Una Cura per il Freddo
Produttore: Volume!
Casa discografica: Volume!
Anno: 2010

"Una Cura per il Freddo", terzo album del cantautore ligure, splendidamente accompagnato dagli Almalibre, è il disco da ascoltare in una sera di pioggia di Aprile o in una notte di chiacchiere e ricordi con gli amici.
Dentro le tracce si sentono i profumi dei cornetti appena sfornati, l'aroma del whisky e del caffè.
Zibba è un po' Capossela, un po' Buscaglione, un po' Conte: è un amalgama riuscito di suoni e stili, a tratti volutamente sgarbato nei testi, ma delizioso negli arrangiamenti, che comprendono archi, fisarmonica e suoni e rumori presi in prestito dalla vita quotidiana.
Gli accostamenti sono facili, ma è la personalità e l'originalità con cui Zibba reinterpreta i suoi maestri a sorprendere. E le sorprese anticipano l'ascolto ed iniziano dalla grafica del disco, con le piante dei piedi in primo piano in copertina. Anche il booklet è delizioso: farcito di caricature e dominato da una curiosa foto della band prona in sala prove.

S'inizia con "Mahllamore", uno ska potente e brioso, ma con lo scorrere delle tracce si è catapultati in opposti universi di stili e maniere, in una sorta di sincretismo musicale più che riuscito; la seconda traccia, infatti, è un intimo inciso che culla l'ascoltatore, mentre si ritorna ad atmosfere internazionali con "Una Parola, Illumina", brano che cresce intorno a poche note, musica sfumata e toccante, condita da un solo di piano e poi di violino, da amore a primo ascolto. Spicca la vocalità scura, ruvida, che scalda il cuore (sarà la cura per il freddo che dà il titolo all'album?) ed un suggestivo modo di cantare, sussurrare, gridare, come il sillabare sincopato ed elegante, davvero originale, che impreziosisce il brano.
Ne "La saga di Antonio" si recupera l'ironia birichina ed i bei ritratti quotidiani narrati da Zibba -suona suona discoteca nelle macchine cafone-, mentre "aMMami" hai il gusto fresco di una festa patronale.
"Dauntaun" ci porta in America: è quasi una jam con 11 artisti ad inseguirsi in quello che è un fresco omaggio a Tom Waits, che si chiude con un rap.
Alcuni brani sono essenziali: ridotti all'osso gli strumenti per essere più suggestivi, così alla voce bastano sussurri e respiri per descrivere immagini.
Uno dei brani più accattivanti, quello di cui è più facile innamorarsi, è "L'odore dei Treni". E' un brano schietto ed autobiografico, dal testo manifesto, una poesia in musica, ma decisamente politically incorrect: "Odio le radio che non passano mai nessuna mia canzone/odio i ciclisti la domenica e i milanesi in vacanza".
Il lato intimista di Zibba esplode in "Soffia Leggero", che scorre lieve come i titoli di coda di un film francese, mentre lo sgrammaticato "Rockenrol" è un ironico omaggio al genere, comprensivo di trasgressione ed invettiva a SIAE ed Enpals.
Si passa, poi, al jazz di "Tutto è Casa Mia", ma un jazz insaporito da chitarre elettriche e violino.
La voce cupa, profondissima di "Una parte di me" racconta, ipnotica, lo spleen esistenziale, e quasi stride il contrasto con la briosa "Quattro notti", racconto dublinese con sonorità celtiche, cornamusa e violino della terra di Joyce.
Si chiude con "Dove Vanno a Riposare le Api", un brano che evoca immagini seppiate e vecchi video sfocati a concludere un viaggio musicale, una vera turnè di racconti tra camerini puzzolenti e nuovi cuori da conquistare.

Nonostante i primi caldi alle porte, Cantine.org consiglia vivamente la cura per il freddo suggerita da Zibba, soavemente accompagnato dagli Almalibre: una prova di maturità del cantautore, un gioiello di musica e di interpretazione che non potrà che sublimare nei live.

Canzoni:
Mahllamore 
Ordine e Gioia 
Una Parola, Illumina 
La Saga di Antonio 
Ammami 
Dauntaun 
Bon Voyage 
Scalinata Donegato 
L'odore dei Treni 
Soffia Leggero 
Rockenrol 
Tutto è Casa Mia /Soffia Leggero swing reprise 
Una Parte di Te 
Quattro Notti 
Dove Vanno a Riposare le Api
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